CODICE ANTIMAFIA D.Lgs. 159/2011

Linee Guida in tema di amministrazione e custodia dei beni sequestrati alla criminalità – Il Decreto Legislativo n.159/2011 contenente il “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione” ha profondamente trasformato l’amministrazione giudiziaria dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Tale istituto è destinato a ricoprire grande importanza per la lotta al crimine organizzato in una cornice di tutela del diritto alla proprietà privata, alla libertà personale ed alla libertà di iniziativa economica. La monografia – ad opera della Commissione di studio dell’Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma “Amministrazione e custodia dei beni sequestrati alla criminalità” 2012 – intende fornire un ausilio, con un taglio pratico e di agevole consultazione, per la gestione della procedura di amministrazione giudiziaria.
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Studio Pasquali Roma

GLI ADEMPIMENTI DEL CUSTODE – la tutela degli interessi dell’erario è affidata alla procedura esecutiva

L’AGGIUDICAZIONE DELL’IMMOBILE E IL DECRETO DI TRASFERIMENTO

CASE ALL’ASTA, ECCO LE REGOLE PER IL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE

IL PROGETTO DI RIPARTO E LE PRECISAZIONI DEI CREDITI – Il custode delegato dovrà analizzare i vari crediti e fare una verifica degli interessi maturati

LA VENDITA ALL’ASTA E LE REGOLE DELLA DISTRIBUZIONE DEL RICAVATO – Il professionista delegato deve analizzare la corrispondenza tra la documentazione e le “precisazioni” del creditore

GLI ADEMPIMENTI DEL CUSTODE
la tutela degli interessi dell’erario è affidata alla procedura esecutiva

Particolare attenzione va posta dal custode giudiziario negli adempimenti fiscali quando dovrà indicare al conduttore dell’immobile le modalità di pagamento dell’imposta di registro o dell’Iva e quando successivamente alla vendita dell’immobile dovrà   individuare il regime fiscale a cui è assoggettato il bene al fine di indicare all’aggiudicatario (o all’assegnatario) le somme che dovranno essere versate all’erario. Nel caso delle locazioni e trasferimento  di immobili soggetti ad IVA, sulla base del principio di funzionalità della procedura esecutiva e di tutela degli interessi dell’erario, viene demandato al custode giudiziario dall’agenzia delle entrate l’obbligo di fatturazione e versamento dell’imposta. Ne consegue che anche la soggettività passiva d’imposta del debitore esecutato deve ritenersi in parte limitata sotto il profilo esecuzioni immobiliaridei concreti adempimenti che ne scaturiscono. La procedura espropriativa rappresenta un momento patologico nella circolazione del bene immobile, cosicché anche sotto il  profilo della necessità della tutela degli interessi dell’erario, tali  obblighi devono ritenersi accentrati nella procedura stessa, anziché in capo al debitore esecutato. E’ necessario distinguere le locazioni che non scontano l’IVA, in quanto poste in essere da esecutati privati o rientranti fra le operazioni esenti, da quelle soggette ad IVA poste in essere da soggetti esecutati titolari di partita IVA. Con la risoluzione  n. 158 del 11/11/2005 l’agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito agli obblighi fiscali che il custode giudiziario deve assolvere nel caso di riscossione dei canoni di locazione o indennità di occupazione soggetti ad IVA. Il pignoramento e l’affidamento in custodia dei beni in questione non determinano alcuna modificazione nella titolarità del diritto di proprietà degli stessi: la circostanza che tali beni siano sottoposti a custodia, infatti, implica soltanto che al debitore è impedito di disporre dei beni stessi e dei frutti che derivano dal loro godimento, senza che detti cespiti fuoriescano dal suo patrimonio giuridico. Nello svolgimento dei compiti affidatigli dal giudice, il custode delegato agisce, sostanzialmente, in sostituzione del debitore. L’Agenzia ha ritenuto che in capo al debitore esecutato, pur sempre soggetto passivo d’imposta, permanga l’obbligo di liquidazione, versamento e dichiarazione del tributo, mentre, obbligato ad emettere fattura in nome e per conto del contribuente, sia il custode giudiziario e al versamento dell’imposta nel solo caso in cui l’esecutato si renda irreperibile.
Con la risoluzione n. 62 del 16/05/2006 l’agenzia delle entrate ha indicato gli obblighi IVA che il professionista delegato deve adempiere al compimento delle operazioni di vendita. Non solo nell’ipotesi di irreperibilità del contribuente, ma in ogni caso obbligato ad emettere fattura in nome e per conto del contribuente e a versare l’IVA incassata all’Amministrazione finanziaria sia il professionista delegato alle operazioni di vendita ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c. Nei casi in cui il debitore esecutato sia reperibile, l’imposta dovrà essere versata mediante modello F24, utilizzando gli ordinari codici tributo relativi all’IVA.  Nel solo caso di irreperibilità del soggetto esecutato, il versamento dell’imposta dovrà essere eseguito con il codice tributo 6501 denominato “IVA relativa alla vendita, ai sensi dell’art. 591 bis c.p.c., di beni immobili oggetto di espropriazione forzata” (ris. N. 84 del 19/06/06. Con la    risoluzione n. 105/E del 21/04/09 la società di persone, cancellata dal registro delle imprese, dev’essere considerata ancora esistente in quanto proprietaria di un immobile e sottoposta alla procedura esecutiva. La risoluzione ribadisce l’orientamento giurisprudenziale prevalente della Cassazione, che ha ritenuto che tali società non si estinguono con la cancellazione dal registro delle imprese (cfr artt. 2312 e 2495 cod.civ.), se sono ancora pendenti rapporti giuridici o contestazioni giudiziali. Si pone il problema della responsabilità per la violazione di norme tributarie e la connessa imputabilità della sanzione, ove il professionista delegato pone in essere una determinata attività (quella di fatturazione e versamento del tributo) per conto dell’esecutato, non in forza di un incarico ricevuto da quest’ultimo, ma in forza della posizione assunta nell’ambito della procedura esecutiva e nell’interesse oggettivo di quest’ultima.  Il D.Lgs. n. 472 del 18/12/1997  ha stabilito il principio secondo cui “la sanzione è riferibile alla persona fisica che ha commesso o concorso a commettere la violazione”. Dunque,  l’illecito non è più riferibile al contribuente, soggetto passivo della pretesa tributaria, ma alla persona fisica che ha materialmente commesso la violazione. Avuto riguardo alla fattispecie in esame, in ipotesi di violazioni inerenti la fatturazione ed il versamento dell’IVA, il professionista delegato, in quanto persona obbligata a procedere  a questi adempimenti, è il soggetto responsabile cui è imputabile la relativa sanzione, quale persona fisica che ha materialmente commesso la violazione. Evidentemente, l’irrogazione al custode giudiziario di una sanzione amministrativa tributaria è comunque subordinata alla sussistenza, oltre che dell’elemento oggettivo, anche di quello soggettivo (dolo o colpa), atteso il principio di colpevolezza nell’illecito tributario. Successivamente all’aggiudicazione il custode dovrà indicare all’aggiudicatario  del bene  le somme che dovranno essere versate  direttamente al professionista prima della scadenza del versamento del saldo del prezzo  e quindi della  formalizzazione del decreto di trasferimento: sia   imposte afferenti il bene stesso e sia   oneri tributari relativi alle cancellazioni delle formalità pregiudizievoli. Quest’ultime verranno anticipate dall’aggiudicatario e rimborsate dalla procedura esecutiva in sede di riparto. E’ necessario precisare che la base imponibile per il trasferimento dell’immobile abitativo in sede di asta pubblica e’ costituita dal prezzo di aggiudicazione (Ris. n. 102/E del 17/05/07).   Sulla tassazione del decreto di trasferimento andranno  verificate le ipotesi dei diversi regimi fiscali sul trasferimento di immobili o terreni da imprese o da privati, oltre all’applicazione dell’aliquota ridotta nel caso di prima casa o per i beni di interesse storico ed artistico.
“Il Messaggero” 31 maggio 2009

L’AGGIUDICAZIONE DELL’IMMOBILE E IL DECRETO DI TRASFERIMENTO

Mauro Pasquali - decreto di trasferimento“Il custode giudiziario (avvocato o commercialista) può essere delegato dal giudice  dell’esecuzione affinché svolga, oltre alle attività relative alle formalità preliminari alle operazioni di vendita, anche gli adempimenti successivi all’aggiudicazione o assegnazione dell’immobile”,  spiega Mauro Pasquali, dottore commercialista e revisore contabile: “In particolare si tratta delle  formalità di registrazione, trascrizione, voltura catastale del decreto di trasferimento e le  cancellazioni delle formalità pregiudizievoli già gravanti sull’immobile così come previsto dall’art.  591 bis n.11 c.p.c.”.  In questo contesto, il custode è tenuto, ovviamente, a vigilare sul versamento del prezzo da  parte dell’aggiudicatario. E inoltre a predisporre il decreto di trasferimento da trasmettere al  giudice dell’esecuzione, unitamente agli altri documenti necessari per la sua emanazione. Ma  che cosa è il decreto di trasferimento? E perché è così importante ai fini della definizione della  procedura? “Sostanzialmente – aggiunge Mauro Pasquali – il decreto di trasferimento è un atto  del giudice, anche quando viene redatto con delega piena dal notaio, con il quale si trasferisce  all’aggiudicatario o all’assegnatario il bene espropriato e che contiene la descrizione  dell’immobile contenuta nell’ordinanza di vendita. Esso costituisce, quindi, titolo esecutivo per il  rilascio dell’immobile non solo nei riguardi del debitore esecutato ma anche nei confronti di chi  si trovi nel possesso o nella detenzione dell’immobile senza titolo opponibile alla procedura  esecutiva. Inoltre il decreto di trasferimento contiene anche l’ordine al direttore dell’agenzia del  territorio (ex conservatoria) di cancellare tutte le iscrizioni e le trascrizioni gravanti sull’immobile.  L’effetto traslativo della proprietà, ovvero l’acquisizione formale del titolo di proprietà  dell’immobile in capo al soggetto aggiudicatario o assegnatario, si ha con l’avvenuto  adempimento del saldo prezzo e si ritiene anche con il pagamento delle imposte di registro o  Iva che gravano sull’immobile, nei termini e nei modi fissati dall’ordinanza di vendita, così come  poi riportati anche nel decreto di trasferimento”. La predisposizione del decreto di trasferimento, cioè dell’atto che trasferisce la proprietà  dell’immobile venduto con o senza incanto, è quindi un momento fondamentale della procedura,  che richiede l’osservanza di tutta una serie di regole. Infatti, “nel redigere il decreto di  trasferimento occorre la visura catastale aggiornata per l’esatta individuazione del bene, dei dati  anagrafici dell’intestatario aggiudicatario o assegnatario dell’immobile, con la verifica dello stato  civile e del regime patrimoniale così come risultante dall’estratto dell’atto di matrimonio con  annotazioni, per l’eventuale ipotesi di intestazione dell’immobile anche a uno solo dei coniugi  che si trovino in regime di comunione dei beni, ex art. 179 cod. civ’.
(1 – Continua) “Il Messaggero”  05 luglio 2009
CASE ALL’ASTA, ECCO LE REGOLE PER IL PAGAMENTO DELLE IMPOSTE
esecuzioni immobilariAl termine dell’asta pubblica, con o senza incanto, l’immobile viene aggiudicato al migliore offerente. Ma la procedura esecutiva non termina con l’aggiudicazione, perché da quel momento il custode giudiziario viene delegato dal giudice dell’esecuzione a svolgere una serie di adempimenti. Abbiamo già visto che il custode deve vigilare sul versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario e può essere chiamato a predisporre il decreto di trasferimento, cioè l’atto che trasferisce la proprietà dell’immobile. Quando si redige il decreto di trasferimento bisogna attenersi a una serie di regole precise, riportando la visura catastale, aggiornata per l’esatta individuazione dell’immobile, i dati anagrafici dell’intestatario aggiudi-catario o assegnatario, la verifica dello stato civile e del regime patrimoniale risultante dall’estratto dell’atto di matrimonio con annotazioni, questo nell’ipotesi che l’immobile sia intestato anche a uno solo dei coniugi in regime di comunione dei beni. Non bisogna dimenticare inoltre che il decreto di trasferimento contiene l’ordine di cancellare le iscrizioni e le trascrizioni che gravano sull’immobile. L’effetto traslativo della proprietà si realizza con il saldo del prezzo e con il pagamento delle imposte di registro o Iva che gravano sull’immobile. Ma quali sono gli altri adempimenti del custode dopo l’aggiudicazione? Lo spiega Mauro Pasquali, dottore commercialista in Roma: “Successivamente all’aggiudicazione il custode dovrà indicare all’aggiudicatario  del bene le somme che dovranno essere versate direttamente al professionista prima della scadenza del versamento del saldo del prezzo e quindi della formalizzazione del decreto di trasferimento: sia imposte afferenti il bene stesso, sia oneri tributari relativi alla cancellazione delle formalità pregiudizievoli. Queste ultime, verrano anticipate dall’aggiudicatario e rimborsate dalla procedura esecutiva in sede di riparto. E’ necessario precisare che la base imponibile per il trasferimento dell’immobile abitativo in sede di asta pubblica è costituita dal prezzo di aggiudicazione (Ris. N. 102/E del 17/05/07). Sulla tassazione del decreto di trasferimento andranno verificate le ipotesi dei diversi regimi fiscali sul trasferimento di immobili o terreni da imprese o da privati, oltre all’applicazione dell’aliquota ridotta nel caso di prima casa o per i beni di interesse  storico ed artistico. Per quanto concerne la scadenza del versamento del saldo del prezzo, sono previsti 60 giorni dall’aggiudicazione definitiva senza incanto e 70 giorni dall’aggiudicazione provvisoria per la vendita con incanto per ulteriori offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci giorni dopo l’incanto.”
(2 – Continua) “Il Messaggero” 12 luglio 2009
IL PROGETTO DI RIPARTO E LE PRECISAZIONI DEI CREDITI
Il custode delegato dovrà analizzare i vari crediti e fare una verifica degli interessi maturati 
Una volta terminata la vendita all’asta del bene immobile, con o senza incanto, è necessario realizzare il cosiddetto “piano di riparto”, indicare cioè come e a chi versare la somma che si è ricavata dal procedimento. “Esaurita la fase della vendita del compendio immobiliare pignorato, il giudice fissa l’udienza per la discussione e l’approvazione del piano di riparto”, spiega il dott. Mauro Pasquali, custode delegato: “Prima dell’udienza è necessario che i creditori interessati alla distribuzione del ricavato depositino l’originale della precisazione dei crediti presso la cancelleria e, contestualmente, trasmettano al custode delegato copia della stessa, comprensiva degli allegati, in tempoMauro Pasquali esecuzioni immobiliari utile per consentire al custode di formare il progetto di riparto e di depositarlo in cancelleria”. La precisazione dei crediti costituisce il passaggio fondamentale per la formazione del progetto di riparto. Ciascun credito azionato nella procedura sarà quindi sottoposto alla lente d’ingrandimento del custode delegato che procederà all’analisi dei vari crediti e alla verifica degli interessi maturati. La precisazione, pertanto, rappresenta un momento importante per la quantificazione del credito, delle spese legali e delle anticipazioni dei vari creditori che, in concorso con la verifica effettuata dal custode, consentirà di evitare o prevenire contestazioni in sede di approvazione. “In caso di mancata produzione della nota di precisazione del credito – aggiunge il commercialista Mauro Pasquali – si farà riferimento al pignoramento o all’atto di intervento che risulteranno depositati nel fascicolo della procedura. Nel caso di mancato invio delle notule per le spese legali si liquideranno i minimi di legge, mentre in mancanza del dettaglio analitico dei giustificativi di spesa (per esempio, il compenso del ctu e l’acconto custode) si procederà al conteggio presuntivo delle anticipazioni effettuate dal creditore procedente. Nel caso in cui il creditore non trasmetta nei termini la nota di precisazione dei crediti, il professionista delegato solleciterà l’invio al legale del creditore anche a mezzo fax o e-mail , avvertendolo che in mancanza di invio entro un tempo utile per la formazione e deposito del piano di riparto, procederà alla collocazione del credito nella misura risultante nell’atto di pignoramento o di intervento, oltre gli interessi successivi, eventualmente dovuti, che fossero stati richiesti in quegli atti o che risultassero dal titolo. Se la nota di iscrizione ipotecaria non sia stata acquisita agli atti, dovrà necessariamente essere trasmessa al custode delegato con l’eventuale nota di rinnovazione in caso di prescrizione per il decorso del ventennio”. Nel caso di mutuo a restituzione rateale, “la precisazione dei crediti -spiega infine il dott. Mauro Pasquali revisore legale – dovrà essere corredata della nota di iscrizione ipotecaria, del contratto di mutuo e di erogazione e quietanza muniti della formula esecutiva, del piano di ammortamento (con indicazione espressa delle eventuali variazioni del tasso in corso di rapporto) e del prospetto analitico degli interessi moratori via via maturati con riferimento a ciascuna rata scaduta, nonché dell’atto di precetto. Nel caso di credito di lavoro oltre ai titoli sarà necessario depositare anche il verbale di pignoramento mobiliare negativo per incapienza totale o parziale dei beni mobili destinati al loro soddisfacimento. Non dovrà invece precisare il credito l’aggiudicatario per la restituzione delle somme pagate per la cancellazione delle formalità pregiudizievoli, quando questi ha anticipato le somme direttamente al custode prima della formazione del decreto di trasferimento. Nel caso di pluralità di beni immobili e nel caso di più debitori il creditore dovrà indicare a quali beni e di quale debitore dovrà soddisfarsi così come risulta dal titolo. Nel caso in cui un creditore intervenuto sia privo di titolo esecutivo (ad esempio stati di riparto condominiali, scritture private di riconoscimento di debito, estratto conto bancario, etc.), questo viene sottoposto a un sub-procedimento di verificazione del credito”.
(1-Continua) “Il Messaggero” 27 settembre 2009

LA VENDITA ALL’ASTA E LE REGOLE DELLA DISTRIBUZIONE DEL RICAVATO
Il professionista delegato deve analizzare la corrispondenza tra la documentazione e le “precisazioni” del creditore

La compilazione del progetto di distribuzione del ricavato della vendita obbliga il professionista delegato ad analizzare innanzitutto la corrispondenza tra quanto “precisato” dal creditore e quanto risultante dai titoli e dalla documentazione allegata da ogni creditore nel fascicolo della procedura. Spiega il dott. Mauro Pasquali, commercialista e custode delegato: Nella precisazione dei crediti è importante che il creditore fondiario indichi le somme che ha riscosso in sede di saldo prezzo ex art. 41 T.U.B. Tale riscossione “anticipata” ha carattere Mauro Pasquali Roma michelangeloprovvisorio, e pertanto, non essendo soggetta a nessun controllo preventivo da parte del professionista delegato e del giudice, dovrà necessariamente essere graduata e liquidata in sede di riparto. Infatti, può risultare che dal piano di riparto il creditore fondiario abbia ricevuto una somma maggiore di quella che gli spetta realmente. In tal caso le somme verranno restituite dal fondiario agli altri creditori con le modalità indicate dal giudice dell’esecuzione. Il creditore fondiario, inoltre, dovrà necessariamente indicare se le somme richieste siano state nel frattempo già soddisfatte in altre procedure insistenti sullo stesso titolo”. Per una corretta graduazione dei crediti è importante che il creditore procedente, colui cioè che dà stimolo alla procedura esecutiva, ed i professionisti delegati indichino le somme che andranno collocate in prededuzione. Tali sono le spese privilegiate non ancora rimborsate e che verranno inserite nel piano di riparto e soddisfatte prima del privilegio ipotecario. “La precisazione dei crediti, pertanto – aggiunge il dott. Mauro Pasquali – deve contenere nel dettaglio anche le spese privilegiate, cosiddette spese di giustizia, ex art. 2770 cod. civ. Tali sono le spese di espropriazione sostenute in un medesimo giudizio di esecuzione, ed in genere sono anticipate dall’aggiudicatario o dal creditore procedente ovvero dal creditore intervenuto nell’interesse di tutti gli altri creditori. Vengono collocate in prededuzione rispetto ai crediti ipotecari e chirografari, e quindi soddisfatte prima di ogni altro credito. Sono comprese tutte le spese riguardanti il procedimento, ossia quelle sostenute per la custodia – compreso l’onorario del custode e del c.t.u. per la stima del bene pignorato – gli oneri necessari per il pagamento delle imposte, oltre la cancellazione delle ipoteche e delle trascrizioni già iscritte sul bene. Tra le spese di giustizia vanno comprese anche quelle affrontate dal creditore procedente per l’intimazione dell’atto di precetto e per il pignoramento, nonché quelle sostenute per gli atti “conservativi” ex art. 2755 cod. civ. ossia per tutti quegli atti diretti a conservare la garanzia patrimoniale quali la separazione dei beni del defunto, l’azione surrogatoria o le spese connesse al sequestro conservativo. La precisazione dei crediti necessita oltre del dettaglio analitico e dei giustificativi di spesa, anche dell’esibizione in originale dei titoli ed in particolare dei titoli cambiari data la loro circolarità, e quindi per la prova effettiva del possesso del titolo. Pertanto, acquisita la precisazione dei crediti e verificato il deposito delle stesse, dei titoli e della documentazione nel fascicolo della procedura, il custode delegato potrà procedere all’analisi dei crediti, alla graduazione degli stessi, al conteggio degli interessi ex art. 2855 c.c. e quindi alla compilazione di un dettagliato piano di riparto per la relativa liquidazione”.
(2-Fine) “Il Messaggero” 04 ottobre 2009